Le GiAS interviste_ RE.COH

Le GiAS interviste_ RE.COH

Qualche giorno fa abbiamo incontrato i volti che stanno dietro all’Associazione RE.COH. Ci siamo fatti raccontare un po’ di loro, chi sono, e di cosa si occupi  la loro associazione. 

Andrea Pinna, si laurea presso l’Università di Cagliari, prima in Conservazione dei Beni Architettonici e Ambientali, poi in Architettura e attualmente conclude un Dottorato presso la Facoltà di Ingegneria Civile e Architettura approfondendo il tema del paesaggio e del turismo culturale. Negli ultimi anni ha maturato esperienze e collaborazioni nel restauro dell’architettura.

Co-fondatore dell’associazione di promozione sociale RE.COH.

Francesca Setzu, si laurea in Ingegneria Edile, con specializzazione in restauro, approfondendo durante il suo lavoro tesi le tematiche inerenti la terra cruda. Consegue un master in Housing Sociale collaborativo, attivando una serie di collaborazioni di tipo lavorativo presso cooperative di abitanti e gestori sociali, a livello regionale e nazionale.

Co-fondatore dell’associazione di promozione sociale RE.COH.

Silvia Melis, si laurea in Ingegneria Edile-Architettura con una tesi di Cooperazione Internazionale per paesi in via di sviluppo in collaborazione con la Universidad Central (UCEN); consegue un master in Collective Housing e collabora con studi di architettura a livello internazionale.

Co-fondatore dell’associazione di promozione sociale RE.COH.

Arianna Murru, si laurea presso l’Università di Cagliari in Conservazione dei Beni Architettonici e Ambientali e consegue un Dottorato di Ricerca presso la Facoltà di Ingegneria e Architettura, approfondendo il tema della conservazione e il restauro dei materiali dell’architettura. Collabora a diversi progetti presso enti di ricerca nazionali e internazionali.

Co-fondatore dell’associazione di promozione sociale RE.COH.

Marco Cocco, si laurea in Architettura con una tesi sulle architetture di terra cruda. Da circa un anno si è unito al gruppo di lavoro dell’associazione di promozione sociale RE.COH.

2015_11_2015_11_Fiera dell_abitare collaborativo Experimentdays Milano-Il banchetto espositivo di Re.coh

Ci raccontate quando è nata la vostra associazione e di cosa vi occupate?

RE.COH nasce formalmente come Associazione di Promozione Sociale nel maggio del 2016. In realtà le nostre attività hanno avuto inizio qualche anno prima, a partire dall’esigenza e volontà di Francesca, Andrea, Silvia e Arianna di affrontare il tema del recupero del patrimonio inutilizzato della Sardegna e legarlo alla modalità abitativa in cohousing.

RE.COH è l’acronimo di due parole: RECUPERO e COHOUSING.

Il “Recupero” che intendiamo ha una duplice connotazione: da un lato, il recupero materiale, ovvero dedicato alla materia che caratterizza il costruito esistente (casa/isolato/quartiere/centro storico/periferia); dall’altro lato, ci preme il recupero immateriale, ovvero quello delle relazioni sociali, di comunità, di condivisione e partecipazione.

Per “Cohousing” intendiamo un modello abitativo composto da diversi nuclei familiari che formano un vicinato, cosiddetto elettivo. Ciascun nucleo, oltre a disporre della propria casa/appartamento privato, si inserisce in un percorso fatto di coprogettazione, condivisione e gestione degli spazi comuni, in cui decide le regole di convivenza con gli altri componenti del vicinato.

Dall’analisi di partenza svolta in seno a RE.COH, abbiamo individuato e messo in luce diverse problematiche urbanistiche e sociali che interessano il territorio regionale, sintetizzate nei seguenti punti: 1. esigenza abitativa; 2. crisi economica generalizzata; 3. crisi sociale (individualismo e solitudine crescente); 4. inutilizzo/disuso e conseguente degrado di immobili/isolati/quartieri/centri storici; 5. spopolamento dei centri minori.

Partendo, quindi, da tali problematiche, il principale obiettivo di RE.COH è quello di promuovere la pratica abitativa del cohousing, come risposta all’individualismo e all’emarginazione sociale, unendola al recupero degli edifici esistenti per fronteggiare lo spopolamento e il degrado dei centri storici e dei centri minori.

Quale è il vostro approccio con il committente, e chi è il committente?

Ci rivolgiamo sia a privati (persone che si presentano individualmente e che vorrebbero costituire un gruppo o gruppi precostituiti intenzionati a portare avanti un progetto di cohousing), sia agli enti pubblici a livello comunale, provinciale e regionale.

L’approccio metodologico adottato si basa su:

-incontri informativi e formativi aperti a tutti;

-attività di accompagnamento ai gruppi che manifestano interesse a costituirsi in vicinato elettivo per abitare in cohousing;

-supporto e guida alla progettazione partecipata;

-redazione degli elaborati progettuali, tecnici e direzione lavori;

-sensibilizzazione del tema verso le pubbliche amministrazioni;

-attività/eventi/laboratori/seminari.

Avete in programma dei progetti/eventi imminenti?

Si, attualmente stiamo programmando alcuni eventi, che avranno luogo nei prossimi mesi:

Cohmunidades: ciclo di eventi mirati alla divulgazione e alla conoscenza di nuovi modelli abitativi come quello del Cohousing, presso diversi comuni localizzati nel centro-sud Sardegna, che si sono mostrati sensibili verso i temi della rigenerazione urbana e dell’inclusione sociale. Ogni singolo evento verrà coprogettato con le realtà associative locali attive nel territorio.

Cohousing temporaneo/vacanza: il progetto prevede un’esperienza/simulazione di vita in cohousing durante una vacanza. Le persone che condivideranno la propria vacanza si sceglieranno in base ad affinità legate allo stile di vita, ai propri interessi e desideri. Il gruppo formato coprogetterà la propria vacanza, decidendo la location, le attività, i servizi e le regole di convivenza.

Avete dei modelli a cui vi ispirate?

Ci ispiriamo ai cohousing nord europei in generale, in cui il motore trainante è la volontà delle persone di adottare questo modello abitativo. Tra gli esempi nazionali di successo, sicuramente è per noi di grande ispirazione il processo partecipativo e tecnico che ha portato alla realizzazione del cohousing Numero Zero di Torino, progetto di coabitazione nato dall’iniziativa dell’Associazione Coabitare e dalla volontà di un gruppo di famiglie che ha recuperato un edificio in disuso nella zona di Porta Palazzo. Da questa esperienza prendiamo come esempio sia gli aspetti attinenti le attività di promozione del cohousing, sia le scelte architettoniche applicate al singolo progetto.

Come si declina la figura dell’architetto per quanto riguarda il cohousing?

Nella pratica abitativa del cohousing, la figura dell’architetto/professionista assume una posizione orizzontale rispetto alla committenza. Infatti, raccolte le esigenze di base dal committente (che non si configura come singolo -individuo o nucleo famigliare- ma come gruppo -vicinato elettivo-) si predispongono azioni volte all’accompagnamento/alla guida delle interazioni tra le persone, per finalizzare le diverse fasi della coprogettazione.

L’architetto, in questo contesto, mette in campo azioni proprie della professione, con linguaggio e tecniche da condividere con il gruppo, portando quest’ultimo a ideare spazi e attività sulla base delle esigenze dei singoli e in concerto con quelle comunitarie. L’architetto, quindi, mettendo a disposizione della comunità le sue competenze tecniche per garantire la realizzazione di un cohousing con alti standard qualitativi, tecnici, energetici, compositivi ecc., svolge un ruolo di mediatore tra gli abitanti.

Ci sono delle normative qui in Italia che regolano il cohousing?

L’Italia non si è ancora dotata di un apparato normativo dedicato all’abitare in cohousing, diversamente dal resto del mondo. Per questo motivo, coloro i quali hanno scelto questa modalità abitativa, sono stati costretti ad attingere dalla normativa vigente, adattandola di volta in volta. Ad oggi, infatti, un cohousing può essere costituito attraverso una delle seguenti forme giuridiche: cooperativa, associazione, fondazione o condominio.

Nel corso dell’ultimo decennio diverse proposte di legge hanno messo in luce l’esigenza di dotare di un apparato normativo questi nuovi modelli dell’abitare, che attendono ancora di essere approvate.

Ci auspichiamo una maggiore consapevolezza dei benefici che l’abitare in cohousing è capace di generare sulla società, con un conseguente riconoscimento premiante da parte degli organismi pubblici in termini di finanziamenti, sconti su oneri di urbanizzazione, cessione di aree o edifici pubblici.

Come considerate oggi la professione dell’architetto?

L’architetto oggi si trova davanti a sfide importanti, in particolare nel contesto italiano, in cui l’alto numero di figure legate al progetto (non solo architetti, ma anche ingegneri e geometri) caratterizzano un mercato ormai saturo, in cui tutti fanno tutto. Per tale motivo, riferendosi alla nostra esperienza, la sfida è cercare di rinnovare/innovare l’approccio alla professione. Infatti l’inserimento in una fascia, se vogliamo di nicchia, in cui non sono sufficienti le sole competenze dell’architetto, è necessario che queste siano integrate a quelle di altri professionisti, per far fronte a dinamiche che necessitano soluzioni complesse di carattere sociale, economico, ambientale. Il nostro punto di vista è che oggi l’architetto non possa prescindere da un approccio di tipo interdisciplinare nello svolgimento della sua professione, per soddisfare qualitativamente al meglio le esigenze sempre più ampie dei propri committenti.

Qualche esempio di buone pratiche di cohousing?

Citiamo qualche esempio italiano, la cui concentrazione è principalmente nelle regioni del nord. Sono esempi diversi, che raccontano quanto possano essere diverse le dinamiche a supporto della nascita di un cohousing.

URBAN VILLAGE BOVISA 01 Milano (2009): il percorso nasce 2006 con la promozione del primo progetto di cohousing italiano, attraverso il sondaggio ABITOMILANO. La collaborazione tra l’Agenzia per l’innovazione sociale INNOSENSE PARTNERSHIP e il Dipartimento INDACO del Politecnico di Milano, (Unità di Ricerca DIS – Design ed Innovazione per la Sostenibilità) porta alla realizzazione di un progetto che consta di 32 unità abitative e 700 mq di spazi comuni: un living room con cucina comune, la lavanderia e l’hobby room, la piscina con solarium, il giardino comune, la ciclofficina.

Cohousing Numero Zero – Torino (2013): progetto di recupero e coabitazione del Cohousing Numero Zero guidato dall’A.P.S Coabitare, ha previsto la ristrutturazione di un edificio esistente nella zona di Porta Palazzo a Torino. Il Cohousing è stato inaugurato nel 2013 e costituisce un esempio di recupero sostenibile per l’utilizzo di materiali ecocompatibili, utilizzo impianti di sfruttamento di energia rinnovabile e di recupero dell’acqua piovana.

Base Gaia Milano (2015): dopo aver scelto il terreno, quattro famiglie fondatrici hanno cominciato a rendere pubblico il progetto per completare il gruppo di “abitanti della Base”, fino ad accogliere 10 nuclei. Dopo la fase di progettazione condivisa, e l’approvazione da parte del Comune di Milano , si è attualmente in fase di costruzione.

Mura San Carlo – San Lazzaro di Savena – Bologna (2017): composto da dodici nuclei, tra famiglie e singoli (per un totale di 20 adulti e 15 bambini), il complesso residenziale, nato da una sostituzione edilizia, è stato il frutto della coprogettazione del gruppo di vicini supportati dallo Studio Tamassociati, che ha svolto il ruolo di promotore, gestore e facilitatore del processo.

Cohousing San Giorgio – Ferrara (2015): Il Comune e l’A.P.S. Cohousing Solidaria hanno firmato un protocollo d’intesa in cui si sono stabilite prassi di collaborazione tra la Pubblica Amministrazione e le associazioni di promozione del cohousing territoriali, allo scopo di orientare e favorire la costituzione di comunità cohousing nella città, inserendole in una rete di iniziative di utilità sociale. L’amministrazione si è impegnata ad adottare politiche di promozione e sostegno del cohousing.

Porto 15 – Bologna: Il progetto è tra i primi cohousing in Italia ad iniziativa interamente pubblica. Attraverso il recupero di 18 alloggi (circa 45 posti letto) all’interno di uno stabile di proprietà dell’ASP – Città di Bologna, in pieno centro storico della città, il progetto ha l’obiettivo di sperimentare una nuova forma di abitare collaborativo in affitto con contratti a canone concordato, destinato a giovani al di sotto dei 35 anni.

CohousingIo cambio status”– Trento: Progetto pilota per favorire il processo di transizione all’età adulta delle giovani generazioni, approvato dalla Giunta provinciale nel 2012, e supportata con fondi dedicati nel 2016 dall’Agenzia per la famiglia, la natalità e le politiche giovanili della Provincia Autonoma di Trento.

2015_11_Fiera dell_abitare collaborativo Experimentdays Milano-Partecipazione alla tavola rotonda dal titolo_ "Cohousing_ Chiedimi come."
2016_02 Partecipazione a puntata Extralive. Tema di discussione_ realtà collaborative e sharing economy nel territorio
2016_05 Ciclo di incontri _Dal cucchiaio alla città_ presso il coworking LabVega
2016_09 Smart cityness-Partecipazione al forum sui _Territori collaborativi_

One thought on “Le GiAS interviste_ RE.COH

  1. Complimenti per il lavoro svolto, continuate a crederci, sarà sicuramente un modo nuovo di abitare per molte persone che amano socializzare e condividere

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