Diario di Viaggio_IAHRome15- International Architecture Holiday_Arch. Viola Serpi

Diario di Viaggio_IAHRome15- International Architecture Holiday_Arch. Viola Serpi

BIOGRAFIA

Viola Serpi nasce a Cagliari nel 1988, frequenta la Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Cagliari e consegue la laurea quinquennale in Architettura delle Costruzioni nel 2014, con una tesi sperimentale in Progettazione viaria e Infrastrutture urbane incentrata sulla mobilità pedonale e sulla riqualificazione delle relative infrastrutture, prendendo come caso di studio Oristano, città dove vive sin dall’infanzia e i cui problemi sono fortemente sentiti dalla comunità.

La sua tesi viene premiata a Roma per il concorso nazionale “AIPCR per le Università d’Italia 2014” per tesi di laurea specialistiche su tematiche inerenti la viabilità stradale, ricevendo in premio la pubblicazione di un estratto della tesi sulla rivista tecnica “Le Strade” n.1512, Ed. La Fiaccola, e uno stage di sei mesi presso l’ANAS S.p.A. di Cagliari.

“MI RACCONTO”

Nel periodo successivo al conseguimento della laurea in Architettura, in un momento in cui non avevo ancora alcun impegno lavorativo, mi si è presentata l’occasione di partecipare al workshop internazionale IAHRome15 – International Architecture Holiday, organizzato dall’associazione Archistart in collaborazione con l’Università la Sapienza di Roma. Spinta sia dalla curiosità di relazionarmi con altri laureati e laureandi in Architettura e Ingegneria provenienti da diversi paesi del mondo, sia dall’importanza per me rivestita dal tema oggetto del laboratorio, ovvero il ripensamento delle stazioni metro di Roma in previsione del Giubileo e della candidatura alle successive Olimpiadi, ho deciso di accettare questa sfida. Sebbene sia interessata alle strutture, sin dalla tesi mi sono approcciata al settore delle infrastrutture perché penso che rivestano una funzione essenziale per la qualità della nostra vita e non debbano essere trascurate, fermamente convinta che si debba pensare ad una dimensione urbana in cui le persone siano componente fondamentale e non secondaria. Il tema del workshop era inerente alle infrastrutture puntuali, nello specifico le stazioni della metropolitana, intese sia come servizi che come luoghi da vivere.

Così, sono partita a Roma durante le feste natalizie del Dicembre 2015 per intraprendere quest’esperienza: sei giorni in cui avrei condiviso idee e materiale da disegno con tanti giovani aventi interessi comuni ai miei ma punti di vista differenti, immersi nell’architettura della città eterna.

OBIETTIVI

L’obiettivo del Workshop, come anticipato precedentemente, era la riqualificazione delle stazioni metro della capitale e delle aree immediatamente adiacenti, cercando di conferirle una nuova identità e di integrarle con il contesto urbano dell’antica Roma, cosa che sembra essere andata persa col tempo. Al giorno d’oggi la rete dei trasporti della capitale appare di qualità scadente, sia dal punto di vista funzionale che architettonico, quindi sembra essere necessario un intervento. Come extra, veniva chiesto di ripensare anche agli spazi circostanti, trasformandoli da spazi fini a sé stessi (non luoghi) a spazi nuovi per la città, utilizzabili non solo dai fruitori della metro ma da tutta la cittadinanza come potenziali luoghi di incontro e condivisione.

IDEA DI PROGETTO

Il concept nasce dall’attento studio dell’insegna. La M della metropolitana, pensata come unione di forme triangolari che poi, traslate, vanno a definire un volume nuovo, pensato per essere riconoscibile.

Il progetto successivamente sviluppato dal gruppo di lavoro si fonda sull’idea di multifunzionalità, adattabilità e sostenibilità.

Per quanto riguarda la multifunzionalità, il progetto è stato pensato come utilizzabile in ogni sua parte. Dall’ingresso si accede alla stazione vera e propria, ma il volume esterno è accessibile superiormente mediante una rampa, su cui si sviluppano una piattaforma e una scalinata in corrispondenza della copertura dell’accesso alla metro, che possono diventare luoghi di sosta e/o ricreativi. Le superfici triangolari esterne possono essere utilizzate anch’esse, sia pensando di scavarle in determinati punti per creare ulteriori sedute, che sfruttandole per apporre pannelli informativi, piuttosto che opere temporanee.

Ogni funzione è pensata per potersi evolvere a seconda delle esigenze della comunità. Risponde quindi al requisito di adattabilità.

Per quanto riguarda la sostenibilità, si è pensato al possibile utilizzo di luci esterne alimentate dall’energia solare, poste a filo di alcune alzate della scalinata e delle superfici triangolari, che quindi riceveranno la luce del sole durante il giorno e la rilasceranno durante la notte. La stazione, illuminata, sarà pertanto visibile, riconoscibile e fruibile anche nelle ore notturne.

Si è pensato di distinguere le varie parti del progetto anche attraverso l’utilizzo di diversi materiali: i due volumi triangolari potrebbero essere rivestiti in travertino, materiale che rispecchia l’identità di Roma; la parte superiore presenta una struttura in acciaio, in modo tale da non gravare eccessivamente col suo peso sulla copertura; la parete interna, fiancheggiante l’ingresso, è stata pensata come un pannello di vetro, con eventuali funzioni digitali utili ai fruitori della metro (linee, orari ecc.).

LA MIA ESPERIENZA

Ho trovato l’esperienza interessante, formativa ed utile. Ho potuto confrontarmi e lavorare con architetti di diverse nazionalità, e già dalla ricerca del concept ognuno di noi ha messo a disposizione del gruppo le proprie conoscenze e capacità, qualcosa che sapeva fare meglio degli altri, portandoci a lavorare in maniera ottimale. Ne è risultato un insieme omogeneo, in cui le componenti si completavano come i tasselli di un puzzle.

Penso che il gruppo di cui ho fatto parte abbia affrontato in maniera giusta il tema di progetto, ma sono convinta che siano stati l’omogeneità e l’affiatamento tra i vari elementi a fare la differenza.

Fare un’esperienza formativa in un team di progetto è importante per la nostra formazione, noi che nel nostro lavoro dobbiamo confrontarci costantemente con altre figure professionali. Penso perciò che dover collaborare anche se per poco tempo con persone che non si conoscono affatto ci permetta di imparare tanto, messi alla prova anche dalle differenze linguistiche e culturali.

La comunicazione avveniva  prevalentemente in lingua inglese e per mezzo di rappresentazioni grafiche, mentre le differenze culturali non sono state un ostacolo, anzi ci hanno permesso di mettere insieme punti di vista differenti, che sono confluiti poi nel progetto finale.

Un plauso e riconoscimento ai ragazzi di Archistart che hanno dimostrato grande competenza e professionalità nell’organizzazione. Inoltre la loro disponibilità, il loro modo d’essere, ha reso il workshop  quasi come una vacanza, coronata da una festa di capodanno a tema. Consiglio a tutti l’esperienza, io stessa la ripeterei.

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