Diario di Viaggio_Bruxelles_Federica Cambedda

Diario di Viaggio_Bruxelles_Federica Cambedda

É il Novembre del 2017 quando, tesista nel corso di laurea Magistrale in Architettura, scopro che è stato pubblicato un nuovo bando Erasmus + placement per effettuare un tirocinio in Europa. Avevo già vissuto questa esperienza in Spagna nell’estate del 2016, quando avevo svolto il tirocinio curriculare presso uno studio a Madrid. Ciononostante, ancor prima di finire quel tirocinio, avevo ponderato l’idea di ripetere l’esperienza.

Trovandomi a corto di tempo nel mezzo delle fasi finali della mia tesi di laurea e memore dell’impegno temporale che avrebbe comportato, decido di saltare la fase di ricerca e contatto delle varie aziende. Al contrario di due anni fa, quando avevo mandato tantissime candidature, questa volta mi rivolgo direttamente ad uno studio di Bruxelles su consiglio di un’amica, la quale vi aveva svolto un tirocinio. Lo studio accetta la mia candidatura e a Marzo, un mese dopo la mia laurea, parto per Bruxelles.

Una delle prime cose che si notano all’arrivo nella capitale è il suo bilinguismo: i pannelli pubblicitari, i nomi delle vie, la segnaletica negli edifici pubblici, nei negozi e nelle comunicazioni ufficiali sono sia in francese che in fiammingo (un dialetto derivante dall’olandese).

Lo studio in cui ho svolto il tirocinio è stato fondato circa 4 anni fa da Benoît e Michel, due giovani architetti poco più che trentenni ed entrambi studenti Erasmus per un anno presso il Politecnico di Milano. Attenti alle esigenze del cliente e a valorizzare a pieno le diverse potenzialità dei progetti, insieme agli altri due architetti nello studio Coraline e Maxime, mi hanno accolta nel loro gruppo e si sono impegnati per rendere il mio tirocinio un’esperienza davvero formativa e stimolante facendomi lavorare e coinvolgendomi in più cose possibili, riconoscendo anche le mie soluzioni apprezzate dai clienti durante le riunioni.

Nonostante la giovane età dello studio, il numero delle pratiche aperte durante il periodo del mio tirocinio era notevole. I cantieri aperti (ho potuto seguirne uno di essi con cadenza settimanale) erano di tipologie e portate diverse. In tre mesi ho potuto lavorare su progetti di ampliamento o ristrutturazione di abitazioni, concorsi di idee per centri polivalenti, redigere elaborati da presentare alle amministrazioni pubbliche, studi preliminari per studi di stabilità e dettagli costruttivi, brochures per i clienti, elaborato computi comparativi e dettagli tecnici per progetti esecutivi.

Durante il tirocinio, parlando con i colleghi ed guardandomi intorno ho scoperto come in Belgio il ruolo dell’architetto sia differente rispetto a quello nel nostro paese. Anche piccoli interventi di ampliamento sono, per legge, di competenza del solo architetto, (diversamente da noi dove alcuni lavori possono essere svolti anche da altri professionisti) che ottiene l’abilitazione dopo un apprendistato di due anni in uno studio. Tra i vari cantieri aperti molti riguardavano la riqualificazione di edifici, talvolta anche della componente strutturale, soprattutto di mansarde (combles aménagés). Dove lo spazio lo permetteva, soprattutto fuori città, gli interventi consistevano principalmente nell’ampliamento della residenza con volumi che aumentano la possibilità di contatto con la luce ed il verde: tali interventi, caratterizzati dalla maggiore superficie vetrata possibile, ospitano cucine, zone giorno e living. Per via del clima si tende a cercare il maggiore contatto possibile con l’aria aperta. Bruxelles è la città europea con il maggiore rapporto di aree verdi pro-capite ed a queste latitudini la popolazione tende a prediligere la vita fuori dalle quattro mura appena il clima lo permette.

Hallerbos, a sud della città, è una foresta rinomata in tutta la nazione per la fioritura dei giacinti a inizio primavera

Il centro di Bruxelles, chiamato “Pentagono”, è facilmente visitabile a piedi e, nel periodo in cui ho visitato la città, un ricettacolo di cantieri aperti. L’intervento più importante, oltre al vecchio “Parking 58”, riguarda sicuramente la pedonalizzazione di uno degli assi più importanti nell’area: Place de Brouckère e Boulevard Anspach, quest’ultimo marcatamente di stile haussmaniano. L’intervento, che mira a collegare gli estremi del pentagono, è stato accompagnato da altri interventi volti a migliorare la viabilità circostante. Nonostante i lavori non interessassero ancora l’intera area (si mira ad un esponenziale aumento della superficie verde ed arborea, il rilancio delle attività economiche del centro città e la riorganizzazione dei flussi di pedoni, veicoli autorizzati e ciclisti) le parti chiuse al traffico erano già state invase da pedoni, turisti e artisti di strada.

Il centro è una vetrina di stili architettonici: a partire dalla Grande Place, sito patrimonio dell’UNESCO con il Gotico e il Barocco fino all’Art Nouveau dell’Old England, passando per il Modernismo della stazione centrale ed il Neoclassico del palazzo reale. Ad est di quest’ultimo sorge il quartiere europeo, tra i più rinomati della città per il comparto residenziale, i parchi, varie sedi di uffici amministrativi e delle più importanti istituzioni dell’Unione Europea: il Parlamento Europeo, la Commissione Europea, il Consiglio dell’Unione europea ed il Consiglio europeo hanno sede lungo la grande Rue de la Loi.

Fuori dalla cinta del Pentagono vi è la residenza e studio di Victor Horta a Saint-Gilles, la grande “Maison de la Radio” e la facoltà di architettura La Cambre Horta a Place Flagey a Ixelles, Palazzo Stoclet si trova ad est del quartiere Europeo mentre il Mima Museum ad ovest del centro storico davanti alle banchine del canale a Molenbeek-Saint-Jean. Più a Nord, a Laeken, vi sono l’Atomium e l’Expo (costruiti in occasione dell’Esposizione Universale del 1958), il planetario, le serre reali, il padiglione cinese.

L’Old England, oggi Museo degli strumenti musicali
Il padiglione cinese visto dalle serre reali

Sebbene non sia famoso come quello delle altre capitali limitrofe, il panorama architettonico contemporaneo di Bruxelles merita attenzione e non manca di interessanti realizzazioni, sia che riguardino strutture precedentemente esistenti che opere ex novo. Una vetrina di queste realizzazioni è senza dubbio il Brussels Horta Prize, un concorso che ogni due anni premia le migliori architetture realizzate nella Regione di Bruxelles-Capitale che, pur affermando una nuova identità, sono rispettose del contesto in cui sono inserite (stimolando la riflessione sulla simbiosi tra architetto, la città ed i suoi abitanti). La premiazione di questa edizione è avvenuta proprio durante il periodo del mio tirocinio e, poiché lo studio concorreva in una delle categorie, ho potuto assistere alla cerimonia di proclamazione dei vincitori nella cornice di una delle sale della maggiore istituzione sulla Grande Place, il Municipio. Tra i vincitori delle 5 categorie, uno dei progetti più apprezzati è stato sicuramente quello del Bureau Bas Smets, un Memoriale per le vittime dell’attentato terroristico in città del 22 Marzo 2017: non un monumento ma un luogo essenziale di raccoglimento inserito nella parte meridionale della foresta di Soignes.

Foto del Memoriale progettato dallo studio Bas Smets

Durante la mia permanenza, oltre a Parigi e Amsterdam, ho avuto l’occasione di visitare Gand, Bruges e Anversa. Quest’ultima, posta alla foce dello Schelda, è uno dei porti commerciali più grandi dell’Europa: ci si può fare un’idea della sua estensione salendo sulla terrazza del MAS (Museum aan de Stroom) o passeggiando fino al Zaha Hadidplein dove ha sede l’autorità portuale che è stata recentemente ampliata con un progetto della nota archistar.

La sede dell’autorità portuale di Anversa

Passeggiando lungo il fiume si ha l’occasione di intravedere architetture dalle linee razionaliste, che ricordano anche alcuni esempi nella nostra isola.

Ingresso per il tunnel di Sant’Anna che passa sotto il fiume Schelda progettato da Emiel Van Averbeke
Il RAS, locale lungo il fiume progettato da Bob Van Reeth

Un’altra interessante vista della città la si può avere raggiungendo il parco sulla riva sinistra tramite il Sint-Annatunnel, un ponte pedonale che passa sotto il fiume inaugurato nel 1931 per garantire il passaggio da una sponda all’altra dello Schelda in qualsiasi momento della giornata senza intralciare la navigazione fluviale. Rimasto praticamente come allora, oggi è un monumento protetto.

Interno del Sint-Annatunnel

Gand e Bruges, più interne, sono caratterizzate da una notevole rete di canali. Più piccole rispetto ad Anversa, hanno un centro storico meno contaminato dall’architettura contemporanea e si è immersi nell’atmosfera più marcatamente medioevale di stampo gotico. Bruges, quest’anno, ospitava la triennale dal tema “città liquida”, una riflessione sulla possibilità di sopravvivenza di città storiche di fronte alla società attuale descritta dal sociologo Zygmunt Bauman. Le installazioni, legate all’elemento tipico della città -l’acqua- vogliono non solo essere un elemento attrattivo per le persone, ma opere da vivere. Una di queste, il padiglione Selgascano, contiene una piscina sul fiume usufruibile dai cittadini. Skyscraper, una balena composta da 5 tonnellate di plastica, è un monito all’inquinamento da plastica che affligge gli oceani.

NLÉ – Kunlé Adeyemi, Minne Floating School
StudioKCA – Skyscraper, the Bruges Whale
SelgasCano – SelgasCano pavillon
OBBA – The Floating Island

Gand, importante centro europeo nel XIII° secolo, oggi è una piccola città con un centro caratterizzato da architetture medievali. Tra queste vi sono il Beffroi, una torre civica di 91 metri costruita come torre di avvistamento nel XIV secolo, il maestoso Gravesteen, castello dei Conti di Fiandra costruito alla confluenza dello Schelda e del Leie. Il centro è quasi totalmente pedonale ma il luogo che mi ha colpita maggiormente è stata l’area dove si trovano Graslei e Korenlei.

La “Riva delle erbe” e la “Riva del grano” sono due banchine che sorgono sul Leie dal forte carattere sociale: i cittadini e gruppi di amici vi si riuniscono e si incontrano come se fosse una piazza, godendosi il sole tra una chiacchera e l’altra.

Gravensteen
Da sinistra a destra, Korenlei e Graslei

Visitare queste città, camminare nelle loro strade ed osservare coi miei occhi gli edifici, i loro dettagli, le dinamiche sociali e gli usi dei loro abitanti, non è stato solo un momento di svago ma anche altamente istruttivo.

L’Erasmus non è solo viaggiare all’estero, le feste o qualcosa da inserire nel proprio curriculum. Partire all’estero per frequentare un’università, scrivere una tesi di laurea o lavorare all’interno di uno studio comporta mettere da parte un po’ di comode abitudini, di certezze e sfidarsi. C’è da adattarsi, immergersi in contesti diversi, si conoscono nuovi lati di se stessi: è un’occasione per migliorarsi, accumulare lezioni che a volte maturano dopo tanto tempo.

Personalmente, lavorare in uno studio con un approccio più pratico rispetto al tirocinio precedente, mi ha permesso di capire meglio come muovermi una volta rientrata in Italia, su cosa avrei voluto concentrarmi per accrescere la mia formazione in vista dell’abilitazione. È stata un’esperienza estremamente interessante e professionalmente stimolante

Per questo, partire con il programma Erasmus + è un esperienza che consiglio a tutti.

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